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Published on maggio 1st, 2015 | by Paolo Zani

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La Corte Costituzionale cancella la norma della riforma Fornero che aveva bloccato l’aumento delle pensioni

Ne ha ben donde, la mitica Ministra Fornero di piangere amare lacrime e di mangiarsi le mani!
La Corte Costituzionale con sentenza n° 70 del 30 aprile 2015 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, nella parte in cui prevede che «In considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100 per cento».
In parole semplici la Corte Costituzionale ha cancellato la norma, contenuta nelle riforma Fornero, che aveva bloccato per gli anni 2012 e 2013 la perequazione automatica (aumento per effetto dell’aumento del costo della vita) delle pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo.
Ricordo che si trattava di pensioni dall’importo favoloso superiore a 1.405,05 euro lordi e sottolineo lordi.
Il blocco delle perequazione ha portato ad una consistente perdita del potere di acquisto delle pensione differenziato a seconda dell’importo delle pensioni stesse.
Per la cronaca l’aumento automatico delle pensione è stato fissato al 2,7% per il 2012 e al 3,00% per l’anno 2013; ricordo però, a onor del vero, che questo aumento è applicato in maniera decrescente a seconda dell’importo della pensione.
Ma la cosa tragica è che il mancato aumento si ripercuoteva pesantemente sugli importi futuri delle pensioni in quanto le perequazioni successive, una volta tolto il blocco (dal 2014), venivano applicate sull’importo di pensione in pagamento che non aveva goduto degli aumenti per effetto del blocco.
Questa sentenza costerà alle casse dello Stato alcuni miliardi di euro ma non mi sembra giusto che a pagare siano sempre e comunque i pensionati.
Il Governo dovrà stabilire come erogare le somme arretrate e l’INPS dovrà ricalcolare automaticamente tutte le pensioni oggetto del blocco.

Nel n° 119 di Previdenza Flash troverete un approfondimento ed alcuni esempi sul tema,

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